C’è un momento che conosciamo tutti.
Non è all’inizio (l’inizio è facile: hai energia 🔋, hai speranza, hai la botta di novità). È dopo, quando scopri che non basta “aver voglia”… serve metodo, tempo e un po’ di faccia tosta per migliorare. 😃
Vedi persone che fanno la tua stessa cosa e ti sembra che per loro sia tutto naturale. E il confronto, invece di accenderti, ti spegne. 📉
Se vuoi diventare davvero bravo, devi accettare che si migliora solo a tentativi: fai, sbagli, analizzi, correggi e ricominci. 🔄
E quando ti viene voglia di mollare perché “gli altri sono più avanti”, ti serve parlare con te stesso in un modo da rimetterti in carreggiata da solo:
“Io qui diventerò il migliore della stanza, sicuramente avrò bisogno di tempo ma con pazienza e disciplina ce la posso fare.”
Che non significa “schiacciare gli altri”!
Significa scegliere una direzione e decidere che farai quel percorso fino in fondo… migliorare partendo dai propri errori. Che può essere quel lavoro nuovo che hai appena iniziato, quell’esame universitario difficile da superare, quel progetto che vuoi portare avanti a tutti i costi.
La vera differenza tra chi migliora e chi molla: il dialogo interno
Quando comunichi, implicitamente, stai inserendo degli “input” nella tua mente. 📡
E l’output è quello che fai, quanto resisti, quanto ci credi, dipende anche dalle parole che ti ripeti.
È un tema che spesso, secondo me, si sottovaluta perché un qualcosa di inutile, ma le parole non descrivono soltanto la realtà, le danno forma, la modellano, scavano un solco dentro di noi.
Ecco perché l’autosabotaggio è così subdolo… non ti distrugge in un giorno, ti scava. Come una frase detta mille volte a bassa voce finché non diventi “vera”.
Se vuoi diventare veramente bravo in qualcosa, il primo “compagno di squadra” da allenare sei tu. 🏋🏻♀️ E questo significa impostarsi mentalmente una semplice regolina…
Non parlare mai e poi mai male di te, come se fossi un progetto fallito.
Personalmente, è una regola che rispetto ogni giorno, se tu non sei il primo a credere in te stesso… perché dovrebbero farlo gli altri?
“Fatto bene” non vuol dire “perfetto” (e la tua mente lo sa)
Qui cascano un sacco di persone, confondere il “fare bene” con il “fare perfetto”. La perfezione è spesso una versione tossica ma elegante di noi stessi per non pubblicare, non consegnare, non esporsi che ci convince a restare nella nostra zona di comfort. 🛀🏼
Il punto non è fare cose brutte “e basta”, avrebbe poco senso e dedicheremmo tante energie in modo inutile. 🤔
Il punto è capire che l’unica strada per imparare veramente è quella di :
fare → sbagliare → analizzare → correggere → ricominciare
E prima lo accettiamo e meglio è!
Lo so è faticoso, è tosto. Ma la differenza tra chi diventa bravo e chi resta fermo non sta solo nelle “ore” in sé dedicate, ma in quante volte interagisci consapevolmente in questo ciclo. 🔁
In altre parole, è meglio un’azione imperfetta che ti dà dati, rispetto a un’idea perfetta che resta in testa. Quindi sì, all’inizio fai anche male, ma fallo!
Questo inizialmente ci aiuta ad iniziare, a dare forma ad un intenzione, un pensiero e poi aggiustiamo la mira. Non c’è fretta, è solo una questione di tempo. Poi c’è anche da dire che fare le cose fatte bene genera anche una profonda soddisfazione interna creando un “circolo virtuoso” che aumenta la felicità. 🤩
Confrontarti ti spegne? Cambia metrica: non “quanto sono avanti gli altri”, ma “quanto sto diventando bravo”
Il confronto è inevitabile perché siamo animali sociali e ci identifichiamo anche “per contrasto” rispetto a chi ci circonda.
Il problema è quando il confronto ti butta giù. Ma prova a immaginare la stanza in cui vuoi essere “il primo” non come una stanza di giudici, bensì come una palestra.
E in palestra non ti serve sentirti già pronto… ti serve presentarti e seguire la tua scheda per conto tuo. 📋
Guarda chi è più bravo, osserva cosa fanno, ma usalo nel modo giusto. Non per dirti “non ce la farò mai”, ma per capire quali pattern seguono, quali scelte ripetono, quali errori non fanno più.
È una cosa che faccio spesso anch’io. Però, se devo fare veramente un confronto, lo faccio con la versione di me di ieri: quanto sono migliorato? Dove sto sbagliando?
Resilienza: la competenza che ti serve quando la motivazione non c’è
La motivazione è volubile. E se aspetti di “sentirti motivato” per fare le cose, ti stai facendo guidare dal caso, dal “un giorno lo farò” e questo non lo dico io ma alcuni studi psicologici. 🧠
Quello che ti salva quando non hai voglia è la capacità di stare dentro la fatica.
Se impari ad amare (o quantomeno rispettare) il processo, anche quando è noioso, ripetitivo, frustrante, stai costruendo qualcosa che dura. Forza di volontà e resilienza dovrebbero essere infatti i nostri punti cardini e le basi del nostro essere. 💪🏼
E per far sì che questo accada è necessario allenarsi giorno per giorno senza arrendersi alle difficoltà e prendendo consapevolezza che ogni giorno ci capiteranno delle cose.
Molte saranno belle, altre meno.
E la scelta non sarà su quello che succede, ma sul modo in cui sapremo affrontarlo.
Su questo tema ho già scritto un articolo dedicato che secondo me ti aiuta a guardare l’obiettivo da un’altra angolazione, lo trovi qui.
Dentro di te c’è già “quello bravo”. Va solo tirato fuori con costanza
Quindi vuoi essere il primo nella stanza o no?
Allora non cercare la scorciatoia che ti evita la fatica. Cerca il ritmo che ti fa tornare domani!
E soprattutto, scegli parole che ti portano avanti, non parole che ti fanno mettere in panchina. Parla a te stesso come se quell’obiettivo lo avessi già in tasca. 🧲
Ognuno dentro di sé è un campione. Basta tirarlo fuori.



